Una decorticatrice per cereali toglie l’involucro esterno non commestibile del chicco (glume, glumelle o lolla) senza spezzarlo. Serve per farro, orzo, avena, risone, miglio e grano saraceno, che escono dalla trebbiatura ancora “vestiti”. Le macchine lavorano per impatto, per attrito fra rulli o per abrasione; la scelta dipende dal cereale, dalla quantità annua e dalla resa che si vuole ottenere.
Questa guida è per chi trasforma cereali in azienda o per conto terzi: agricoltori, piccoli molini, riserie, cooperative e laboratori.
In breve
- La decorticazione toglie solo l’involucro non commestibile; la perlatura va oltre e asporta per abrasione anche parte della crusca e spesso il germe.
- Nel risone la lolla pesa circa il 20% del chicco (IRRI). Nel farro spelta il decorticato va dal 55 al 75% del peso vestito, con il 63% come regola pratica (eOrganic).
- Una buona decorticatrice non sguscia tutto in un passaggio: il prodotto rimasto vestito va separato e ripassato. Per il risone l’IRRI indica circa il 90% sgusciato al primo passaggio.
- L’umidità del chicco decide rotture e resa: al 14% o meno i chicchi si separano in modo pulito, più umidi si sgusciano peggio, troppo secchi si spezzano.
- Il prezzo dipende da portata, principio di funzionamento, selezione e aspirazione integrate, installazione e assistenza. Prima di comprare conviene stimare quanti quintali si decorticano all’anno.
Quali sono le fasi della lavorazione del grano?
La lavorazione dei cereali vestiti segue in genere cinque fasi: pulitura, decorticazione, separazione del decorticato dal vestito, eventuale perlatura o sbiancatura e infine confezionamento o macinazione. I frumenti nudi, come grano duro e tenero, perdono le glume già in trebbiatura e passano direttamente dalla pulitura alla macinazione.
Per il riso l’IRRI (International Rice Research Institute) descrive la stessa sequenza, che vale con adattamenti per tutti i cereali vestiti. Secondo l’IRRI, le impurità lasciate nel prodotto abbassano l’efficienza della decorticatrice e la resa finale. Nel riso la decorticazione avviene per attrito fra due superfici che si muovono a velocità diverse. Dopo l’aspirazione della lolla, i chicchi rimasti vestiti tornano in macchina: non dovrebbero superare il 10% del prodotto in uscita.
Una scheda sulla lavorazione del farro dicocco della Regione Emilia-Romagna ricorda lo stesso ordine. Le glume e glumelle aderenti rendono necessaria la brillatura; poi, se richieste, vengono perlatura e macinazione.
Per le prime fasi IROM distribuisce prepulitrici e spietratrici. La pulitura a monte protegge anche la decorticatrice da sassi e corpi estranei. Come si imposta è spiegato nella guida alla pulitura dei cereali.
Qual è la differenza tra decorticazione e perlatura dei cereali?
La decorticazione toglie l’involucro non commestibile e lascia il chicco con la sua crusca. La perlatura lavora il chicco già decorticato: con un’azione abrasiva asporta gli strati esterni della cariosside, cioè parte della crusca e spesso il germe. Il chicco perlato è più chiaro e contiene meno fibra.
La voce Farro di Wikipedia usa la stessa distinzione. La decorticatura, o svestitura, toglie il vestito, detto anche glumella o lolla. La perlatura è invece un trattamento che graffia la superficie del chicco, lo schiarisce e ne riduce il contenuto di fibra, come avviene per riso e orzo.
L’orzo mostra bene la scala dei gradi di lavorazione. Il Barley Council of Canada distingue l’orzo integrale, a cui è stato tolto solo l’involucro esterno, l’orzo “pot”, perlato per poco tempo, e l’orzo perlato, che con più passaggi di lucidatura perde anche lo strato della crusca.
Per il riso vale lo stesso schema con nomi diversi: la decorticatrice (o sbramino) produce il riso integrale, la sbiancatrice toglie la crusca e produce il riso bianco. Tutte le fasi, dalla pulitura alla separazione delle rotture, sono nella guida macchine per la lavorazione del riso e mini riseria.
Cosa significa “farro decorticato”?
Farro decorticato significa farro a cui è stato tolto l’involucro esterno (glume e glumelle) e che conserva il pericarpo, cioè la crusca. Farro piccolo, medio e grande sono infatti “grani vestiti”: dopo la trebbiatura, spiega Wikipedia, il chicco resta rivestito dagli involucri glumeali. Senza decorticazione il farro non si cucina né si macina. Il farro perlato si distingue perché è più chiaro: la perlatura graffia la superficie del chicco e lo schiarisce, mentre il decorticato conserva la crusca ed è più scuro.
Quali cereali vengono comunemente decorticati?
Si decorticano tutti i cereali che escono dalla trebbiatura con l’involucro ancora attaccato: risone, farro (piccolo, medio e grande), orzo, avena, miglio. Si decorticano anche il grano saraceno, alcuni semi oleosi come girasole e sesamo, e i legumi. Cambiano peso dell’involucro, forza con cui aderisce e rischio di rottura del chicco.
| Prodotto | Cosa si toglie | Peso dell’involucro o resa | Punto critico | Fonte |
|---|---|---|---|---|
| Risone | Lolla (glumelle) | Lolla circa 20% del peso del risone | Rotture se il risone è troppo secco | IRRI |
| Farro spelta | Glume e glumelle | Decorticato 55-75% del peso vestito, regola pratica 63% | Glume tenaci, servono più passaggi | eOrganic |
| Farro dicocco | Glume e glumelle | In una prova su un prototipo: 51% decorticato al 1° passaggio, 70% al 3° | Rotture in media circa 8% dopo tre passaggi | eOrganic |
| Farro monococco | Glume e glumelle | n.d. | Glume molto aderenti: l’impatto separa meno bene dell’attrito | eOrganic |
| Avena | Glumelle (lolla) | Lolla 28-32% del peso dell’avena | Troppa decorticazione spezza i chicchi | Decker et al., British Journal of Nutrition |
| Orzo | Glumelle, poi eventualmente crusca | n.d. | Confine fra decorticato e perlato | Barley Council of Canada |
| Grano saraceno | Guscio (pericarpo) | n.d. | Seme delicato, va sgusciato senza romperlo | Scheda IROM serie SP |
| Legumi | Tegumento (buccia) | Variabile per specie | Buccia incollata ai cotiledoni, rotture e polvere | Journal of Food Legumes |
Decorticatrice per legumi: cosa cambia?
Nei legumi la difficoltà è la buccia incollata al seme. Una rassegna pubblicata sul Journal of Food Legumes spiega che fra tegumento e cotiledoni ci sono sostanze gommose che trattengono la buccia. Per questo alcune specie, come il pisello d’Angola e i fagioli mungo, si decorticano peggio di cece e lenticchia. Prima della decorticazione si usano pretrattamenti (ammollo controllato, tostatura, oliatura, trattamenti termici) che allentano la buccia. Servono a ridurre le perdite sotto forma di cotiledoni rotti e polvere.
Quali sono le fasi di funzionamento di una decorticatrice per farro?
Una decorticatrice per farro lavora in quattro fasi. Rompe l’involucro per impatto, attrito o abrasione, aspira le glume, separa i chicchi rimasti vestiti e li rimanda in macchina. La sequenza è descritta da eOrganic, la rete di extension agraria statunitense sul biologico, in un’analisi dedicata alla decorticazione di spelta, dicocco e monococco.
- Distacco. La macchina rompe e stacca l’involucro dal chicco.
- Separazione ad aria. Una colonna d’aria solleva glume e polvere, più leggere, mentre i chicchi ricadono. Secondo eOrganic un aspiratore in una colonna chiusa trattiene glume, polvere e pula meglio di un semplice ventilatore.
- Separazione per dimensione e peso. Setacci e tavole densimetriche dividono i chicchi decorticati da quelli ancora vestiti, che sono più grossi.
- Ripasso. I chicchi vestiti tornano all’inizio del ciclo.
Come funziona una decorticatrice: impatto, rulli o abrasione?
Esistono tre principi di funzionamento. Le macchine a impatto lanciano il chicco contro una superficie dura. Quelle a rulli o dischi di gomma lo sgusciano per attrito. Quelle ad abrasione lo graffiano con superfici dentate o abrasive. Ognuno ha vantaggi, parti di usura e cereali su cui rende meglio.
| Principio | Come lavora | Punti di forza | Limiti | Fonte |
|---|---|---|---|---|
| Impatto (girante o disco) | Il chicco viene lanciato ad alta velocità contro una superficie dura e l’involucro si apre | Adatto al prodotto da macinare; nelle versioni a girante nessun rullo da regolare (OTAKE) | Può scheggiare o rompere i chicchi; le parti a contatto si consumano | eOrganic; Decker et al. per l’avena |
| Attrito (rulli o dischi di gomma) | Il chicco passa fra due superfici gommate che girano a velocità diverse | Nel riso dà la qualità migliore secondo l’IRRI; separa bene gli involucri molto aderenti | Le superfici si consumano e vanno regolate o sostituite | IRRI; eOrganic |
| Abrasione | Dischi dentati o superfici abrasive graffiano e strappano l’involucro | Portate e rese elevate | Il chicco graffiato va lavorato subito, altrimenti si degrada | eOrganic |
Per l’avena la rassegna di Decker, Rose e Stewart descrive bene il principio a impatto. I chicchi cadono al centro di un disco rotante con alette e vengono lanciati contro anelli d’urto sulla parete, dove la lolla si stacca.
Per il riso l’IRRI raccomanda i rulli di gomma, che danno la qualità migliore. Considera invece non più accettabili nelle riserie commerciali i decorticatori in acciaio di tipo Engelberg, per la resa bassa e le molte rotture.
Le decorticatrici OTAKE distribuite da IROM usano una girante. Secondo la brochure del costruttore, il chicco scorre sulla girante in rotazione e si apre contro un rivestimento. Il ciclone di aspirazione, spiegano le schede IROM, espelle la glumella. Sul risone il costruttore dichiara:
- nessun rullo, quindi nessuna regolazione dei rulli;
- sgusciatura pari o superiore al 98%;
- buon rendimento anche su risone umido, fino al 16%;
- chicco lucido e senza abrasioni in superficie, che secondo il costruttore si conserva meglio.
Come decorticare il farro?
Il farro si decortica in più passaggi. Si pulisce il prodotto, si controlla che l’umidità sia al 14% o poco meno e lo si passa in decorticatrice. Poi si separano glume e chicchi rimasti vestiti e si ripassano questi ultimi finché la quota di decorticato non si stabilizza. Il numero di passaggi dipende dalla specie: il monococco è il più difficile.
Quanto farro può lavorare una decorticatrice all’ora?
Una decorticatrice aziendale lavora da qualche decina a qualche centinaio di chili di prodotto all’ora, ma sul farro la portata reale è più bassa di quella di catalogo. I costruttori dichiarano spesso le portate sul risone. L’analisi di eOrganic stima, per le macchine considerate, un’efficienza media sulla spelta fra il 40 e il 60% della portata nominale. Sono stime da interviste a costruttori e utenti, non misure.
Due dati aiutano a stimare il lavoro reale:
- I passaggi. Nella prova su dicocco citata da eOrganic, il prodotto decorticato è stato il 51% al primo passaggio, il 60% al secondo e il 70% al terzo. Ogni ripasso occupa di nuovo la macchina.
- La resa in peso. Per la spelta, sempre secondo eOrganic, il decorticato va dal 55 al 75% del peso vestito, con una regola pratica intorno al 63%. Una stima prudente è il 50%. Da 1.000 kg di spelta vestita escono quindi, a spanne, 500-750 kg di decorticato.
Per le decorticatrici OTAKE le portate di catalogo, riferite al riso, sono queste (brochure OTAKE e schede IROM):
| Modello | Portata di catalogo (base riso) | Peso | Ingombro L × P × A | Per chi |
|---|---|---|---|---|
| OTAKE FC2R | 60-120 kg/h | 23 kg | 598 × 357 × 620 mm | Campionature, laboratorio, piccolissime quantità |
| OTAKE FSE-28R | 180-300 kg/h (circa 250 kg/h secondo la scheda IROM) | 69-73 kg | 920 × 722 × 933 mm | Piccola azienda con vendita diretta |
| OTAKE DM-7R | 180-420 kg/h | 100-104 kg | 1119 × 818 × 1062 mm | Azienda agricola |
| OTAKE DM-13R | 180-780 kg/h (circa 450 kg/h secondo la scheda IROM) | 116-119 kg | 1119 × 818 × 1062 mm | Azienda agricola strutturata, piccola riseria |
Le portate valgono per il riso. Su farro e orzo il costruttore non dà cifre: si applicano le riduzioni viste sopra. Le schede IROM indicano per tutti e quattro i modelli risone, orzo, farro, miglio, quinoa e sesamo. Oggi IROM ha a catalogo la FC2R e la DM-7R; per le altre due taglie la disponibilità va chiesta a IROM.
Quale decorticatrice è adatta per una piccola azienda agricola?
Per una piccola azienda agricola è adatta una decorticatrice compatta, con portata di qualche centinaio di chili all’ora, aspirazione integrata e separazione del non decorticato. Una macchina così lavora senza un impianto intorno. La taglia si sceglie partendo dai quintali decorticati all’anno e dalle giornate disponibili, senza far lavorare la macchina sempre al massimo.
Un calcolo di esempio. Un’azienda con 100 quintali di farro vestito all’anno e una macchina che sul farro rende 150 kg/h effettivi ha circa 67 ore di lavoro al primo passaggio. Si aggiungono i ripassi. Lo stesso volume su una macchina da 50 kg/h effettivi richiede tre volte il tempo.
Tre profili tipici:
- Laboratorio, sementiere, prove varietali. Serve decorticare campioni piccoli senza perdite. La FC2R, secondo il costruttore, decortica anche una manciata di risone ed è pensata per i controlli.
- Azienda con vendita diretta di farro, orzo o riso antico. La DM-7R lavora 180-420 kg/h sul riso, meno sul farro. Sulla serie DM il costruttore dichiara un selezionatore a tre stadi: il decorticato esce, il non decorticato torna in lavorazione.
- Riso in piccole quantità, anche bianco. Chi vuole il riso bianco da poche centinaia di chili può scegliere una macchina che decortica e sbianca in continuo. La Marumasu Pelicano lavora circa 40 kg/h ed è pensata per agriturismi e piccoli coltivatori diretti. L’OTAKE PM-500NE lavora circa 100 kg/h di integrale e 30-35 kg/h di bianco (schede IROM).
Per la decorticatrice riso antico valgono le stesse regole. Sulla serie DM il costruttore OTAKE dichiara che non resta prodotto dentro la macchina. Si passa così da una varietà all’altra senza mescolare i lotti.
Per il grano saraceno servono macchine dedicate, perché il seme si spacca facilmente. La serie SP decortica con un rotore a giri regolabili digitalmente. Una griglia di ripasso (o un cilindro ottagonale nei modelli più grandi) rimanda in lavorazione i chicchi rimasti vestiti. Le taglie sono tre: SP-X circa 10 kg/h, SP-MS circa 30 kg/h e SP-H circa 60 kg/h (schede IROM).
Conviene comprarla o far decorticare a terzi?
Conviene comprarla quando il valore aggiunto del decorticato copre almeno costi di esercizio e risparmi di trasporto: è il criterio che indica eOrganic. Lo stesso studio elenca i vantaggi di decorticare in azienda: il valore aggiunto resta all’agricoltore, si trasporta meno volume e le glume si possono vendere come lettiera o mangime.
Elenca anche gli svantaggi. Il decorticato si conserva peggio del vestito ed è più esposto a irrancidimento e deterioramento. Servono inoltre silos separati, gestione della polvere e manodopera. Come conservare la granella è spiegato nella guida allo stoccaggio dei cereali. Chi fa decorticare a terzi deve invece rispettare i quantitativi minimi: nei casi raccolti da eOrganic andavano da una a diciassette tonnellate per carico.
Come scegliere una decorticatrice in base alla varietà di farro?
La scelta parte dalla specie: farro piccolo (monococco), medio (dicocco) o grande (spelta) hanno involucri più o meno aderenti e chicchi di taglia diversa. Contano poi l’umidità del lotto, la presenza di impurità e il prodotto finale: chicco intero da vendere oppure farro da macinare.
- Aderenza delle glume. Secondo eOrganic le glume del monococco sono più legate al chicco: l’impatto le separa meno bene dell’attrito. Per spelta e orzo attrito e movimento di rotolamento migliorano la decorticazione.
- Chicco intero o farina. Le macchine a impatto possono scheggiare o rompere una parte dei chicchi. Se il farro va subito macinato non è un problema; se si vende in chicco, l’impatto va regolato per non polverizzarlo. Per macinarlo in azienda c’è la guida al mulino a pietra.
- Umidità. Secondo eOrganic i chicchi si separano in modo pulito a un’umidità del 14% o meno. Il prodotto umido si decortica peggio, quello troppo secco diventa fragile e si spezza. Per il riso l’IRRI indica il 14% come umidità ideale per la lavorazione. Misurarla con un misuratore di umidità per granaglie prima di iniziare è il controllo più economico sulla resa. Metodi e strumenti sono nella guida Come misurare umidità e proteine dei cereali.
- Pulitura. Terra, sassi e legnetti rallentano la macchina e ne consumano le parti. eOrganic raccomanda di toglierli prima della decorticazione, insieme ai metalli ferrosi, con un magnete.
- Taglia del chicco. Setacci e griglie di separazione devono essere adatti alla varietà: una griglia sbagliata rimanda in macchina chicchi già decorticati o lascia passare quelli vestiti.
Quali fattori influenzano il prezzo di una decorticatrice?
Il prezzo di una decorticatrice dipende da cinque fattori: portata oraria, principio di funzionamento, dotazioni integrate, costi di installazione e assistenza. Fra la soluzione più piccola e una linea completa il costo può cambiare di oltre venti volte.
Non esiste un listino pubblico italiano affidabile e aggiornato. Un riferimento per l’ordine di grandezza viene dall’analisi di eOrganic del 2015 sul mercato statunitense. Su otto soluzioni considerate, il costo totale di acquisto e installazione andava da circa 2.500 a circa 70.000 dollari. Nelle macchine grandi l’installazione poteva costare quanto la macchina stessa, o di più.
I fattori da confrontare fra due offerte:
- Portata effettiva sul proprio cereale, oltre a quella di catalogo sul riso.
- Cosa c’è già dentro. Una macchina con aspirazione, ciclone e separatore del non decorticato evita di comprare altre macchine per la separazione.
- Installazione. Macchina su ruote, pronta alla presa, oppure elevatori, silos e aspirazione da montare.
- Parti di usura. Rulli e dischi di gomma nelle macchine ad attrito, martelli, giranti e rivestimenti in quelle a impatto: quanto durano e quanto costano.
- Assistenza. Tempi di intervento, ricambi disponibili in Italia, manutenzione programmata.
Quanto costa una decorticatrice manuale o per uso domestico?
Un decorticatore manuale costa molto meno di una macchina professionale. Nell’analisi eOrganic la soluzione più economica era un mulino a mano modificato con un disco di gomma: costa poco e si monta facilmente, ma lavora poco e richiede molta fatica. La più economica a motore, una sgranatrice modificata, costava circa 2.500 dollari compresa l’installazione. Per vendere il prodotto contano resa e uniformità del lotto: nella gamma distribuita da IROM la macchina più piccola è la FC2R, pensata per le campionature.
Quanto costa una decorticatrice usata in Italia?
Per le decorticatrici usate in Italia non esiste un prezzo di riferimento pubblico: dipende da modello, anni, ore di lavoro, stato delle parti di usura e revisione fatta. Il valore reale di un’usata dipende da quanto resta da spendere in ricambi e da chi può garantirne l’assistenza.
Prima di comprare una decorticatrice usata conviene controllare:
- Parti di usura. Rulli di gomma nelle macchine ad attrito, girante, martelli e rivestimenti in quelle a impatto: quanto sono consumati e se i ricambi sono ancora disponibili.
- Storia della macchina. Su quali cereali ha lavorato e per quante stagioni.
- Alimentazione elettrica. Molte decorticatrici di origine giapponese nascono per reti a 100 V o 200 V, come mostrano le schede OTAKE: va verificato che la macchina sia adatta alla rete italiana.
- Separazione e aspirazione. Se mancano il ciclone o il selezionatore, vanno messi in conto a parte.
- Assistenza. Chi la ripara e in quanto tempo arrivano i pezzi.
- Prova sul proprio prodotto. Una prova con un sacco del proprio farro dice più di qualsiasi scheda.
La disponibilità di macchine usate cambia nel tempo: la pagina macchine usate di IROM mostra quelle disponibili oggi.
Decorticatrici per cereali: cosa offre IROM
IROM Italia distribuisce decorticatrici per cereali OTAKE, macchine per il grano saraceno, sgusciatori per semi, sbramini e macchine combinate per il riso, con assistenza tecnica in Italia.
- Decorticatrici per cereali: tutti i modelli OTAKE. A catalogo ci sono la FC2R e la DM-7R; per la FSE-28R e la DM-13R la disponibilità va verificata con IROM.
- Grano saraceno e semi: decorticatori serie SP e sgusciatore per semi di girasole, grano saraceno e soia.
- Riso: sbramini e sbiancatrici, dalle macchine combinate per agriturismi allo sbramino a rulli Zaccaria DAZ/CFR-6000SI R10 per le riserie, circa 4.500 kg/h di risone.
- Servizi: assistenza tecnica e tour di manutenzione.
Per scegliere la macchina servono tre informazioni: che cereale, quanti quintali all’anno, se serve anche la sbiancatura. Con questi dati si può chiedere un preventivo a IROM.
Domande frequenti
Si pulisce il farro, si controlla che l’umidità sia al 14% o poco meno e lo si passa in decorticatrice. Poi si aspirano le glume, si separano i chicchi rimasti vestiti e li si ripassa. Il monococco richiede più passaggi del dicocco e della spelta.
È farro a cui sono state tolte glume e glumelle, l’involucro non commestibile, e che conserva la crusca. Il farro perlato ha subito in più un’abrasione che toglie parte della crusca: è più chiaro e contiene meno fibra.
La decorticazione toglie l’involucro esterno non commestibile. La perlatura lavora il chicco già decorticato e asporta per abrasione parte della crusca e spesso il germe, riducendo la fibra.
Risone, farro piccolo, medio e grande, orzo, avena e miglio, oltre al grano saraceno, ad alcuni semi oleosi e ai legumi. Grano duro e tenero perdono le glume in trebbiatura; nell’industria si possono comunque abradere gli strati esterni prima della macinazione.
Dipende dalla macchina: da qualche decina a qualche centinaio di chili all’ora. Le portate di catalogo sono spesso sul riso; secondo eOrganic sulla spelta l’efficienza media va dal 40 al 60% della portata nominale.
Una macchina compatta con aspirazione integrata e separazione del non decorticato, dimensionata sui quintali annui. Per le campionature basta una macchina da laboratorio; per la vendita diretta servono alcune centinaia di chili all’ora.
Non esiste un prezzo di riferimento pubblico. Il valore dipende da modello, ore di lavoro, stato delle parti di usura, revisione e disponibilità di ricambi e assistenza.
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