Un aspiratore industriale raccoglie dalle superfici polveri, trucioli e liquidi e li trattiene nei filtri e nel serbatoio. Quando la polvere è combustibile, come farina, zucchero o polvere di grano, l’aspiratore va scelto anche in base al rischio di esplosione. In un’area classificata come zona ATEX serve un apparecchio marcato secondo la direttiva 2014/34/UE, della categoria adatta alla zona. In un’area non classificata si può usare una macchina costruita per polveri combustibili, detta ACD.
Questa guida è per chi gestisce la pulizia e la sicurezza in molini, pastifici, riserie, panifici industriali, centri di stoccaggio e laboratori: responsabili di produzione, manutentori, RSPP. Spiega le regole e i criteri di scelta. La classificazione delle zone e la scelta finale restano al datore di lavoro, nella sua valutazione dei rischi.
In breve
- Farina, zucchero e polvere di grano possono formare atmosfere esplosive se disperse in nube nell’aria. Secondo la guida INAIL 2026 sulle polveri pericolose, una polvere combustibile sotto i 500 micron è da considerare potenzialmente esplosiva.
- Le zone per le polveri sono tre: 20, 21 e 22. In zona 22 la direttiva 1999/92/CE ammette apparecchi di categoria 1, 2 o 3; in zona 21 di categoria 1 o 2; in zona 20 solo di categoria 1.
- Classificare le aree in zone è un obbligo del datore di lavoro (D.Lgs. 81/2008, art. 293). Il risultato va scritto nel documento sulla protezione contro le esplosioni, parte del DVR (art. 294).
- La norma EN IEC 60335-2-69 divide gli aspiratori in classi L, M e H in base alla pericolosità della polvere per la salute. Per la polvere di farina l’INAIL riporta come classe minima indicativa la H; per polvere di grano e zucchero la L.
- Un aspiratore marcato ATEX porta sulla targhetta il simbolo Ex, il gruppo, la categoria e la lettera D per le polveri. Le certificazioni nordamericane per luoghi pericolosi (Classe e Divisione) seguono un sistema diverso e vanno lette a parte.
Le polveri possono essere esplosive?
Sì. Molte polveri di materiali combustibili, disperse in nube nell’aria, formano una miscela che può esplodere se incontra una fonte di innesco. L’INAIL cita fra i materiali di uso comune che in condizioni sfavorevoli possono dare esplosioni la farina, la segatura e lo zucchero.
La pagina INAIL sulle atmosfere esplosive riporta la definizione di legge (D.Lgs. 81/2008, art. 288): una miscela con l’aria di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo l’accensione, la combustione si propaga a tutta la miscela.
L’agenzia statunitense per la sicurezza sul lavoro, OSHA, nella scheda Hazard Alert: Combustible Dust Explosions, riassume le condizioni in cinque elementi, il cosiddetto pentagono dell’esplosione da polveri:
- Combustibile: la polvere combustibile.
- Ossigeno: quello dell’aria.
- Calore: una fonte di innesco.
- Dispersione: la polvere sospesa in nube.
- Confinamento: un edificio, un locale, un recipiente o una macchina.
Se manca uno dei cinque, secondo l’OSHA l’esplosione non può avvenire.
Qual è il rischio di esplosione da farina?
La farina dispersa nell’aria può esplodere. La Guida tecnica INAIL “Polveri pericolose” (2026) scrive che farina e zucchero in polvere, dispersi nell’aria a una certa concentrazione e sotto una certa granulometria, rappresentano un rischio di esplosione se vengono a contatto con una fonte di innesco.
La stessa guida aggiunge un criterio pratico. Per le polveri di materiali combustibili, come zucchero, farina, legno, carbone e alluminio, se la granulometria è inferiore a 500 micron la polvere è considerata anche potenzialmente esplosiva. Una polvere può essere insieme pericolosa per la salute e potenzialmente esplosiva.
Quali condizioni rendono esplosive le polveri di farina?
Contano la concentrazione nell’aria, la finezza delle particelle e l’umidità. La scheda INAIL sulle miscele esplodibili spiega che:
- molte polveri hanno un limite inferiore di esplodibilità in aria fra 15 e 30 mg/l, cioè fra 15 e 30 grammi per metro cubo;
- le polveri più fini si disperdono e si infiammano più facilmente, e questo abbassa il limite inferiore;
- l’umidità forma agglomerati, più difficili da disperdere e quindi da accendere;
- anche l’accensione di uno strato di polvere può degenerare in esplosione, se lo strato si solleva in nube, per esempio per un’azione meccanica.
La stessa scheda ricorda che alcuni materiali solidi, fra cui le farine, possono andare incontro a lenti processi di combustione spontanea in aria. Il limite inferiore della farina non compare nella tabella INAIL: il dato del proprio prodotto va cercato nelle prove di laboratorio sulla polvere.
Che differenza c’è tra esplosione primaria e secondaria?
L’esplosione primaria è la prima, che avviene in una macchina o in un’area dove si è accumulata polvere. Secondo l’OSHA, l’onda di questa prima esplosione può sollevare altra polvere depositata o rompere condotti, recipienti e filtri. Se la nuova nube si accende, si hanno una o più esplosioni secondarie.
Secondo l’OSHA le esplosioni secondarie possono essere molto più distruttive della primaria, perché coinvolgono più polvere, e hanno causato molte delle vittime degli incidenti passati. Per questo conta anche la polvere depositata. La direttiva 1999/92/CE stabilisce che strati, depositi o cumuli di polvere combustibile vanno considerati come qualsiasi altra fonte che possa formare un’atmosfera esplosiva.
Quali misure prevengono esplosioni di polveri di farina?
La legge mette le misure in un ordine preciso. L’art. 289 del D.Lgs. 81/2008 chiede prima di tutto di prevenire la formazione di atmosfere esplosive. Se l’attività non lo consente, il datore di lavoro deve evitarne l’accensione e attenuare gli effetti di un’esplosione.
Fra le misure di prevenzione elencate dall’INAIL nella scheda Misure di prevenzione ci sono:
- la rimozione della polvere combustibile prima di qualsiasi lavoro “a caldo”, come saldatura, taglio con disco e molatura;
- la rimozione della polvere accumulata sulle superfici calde e misure che ne impediscano l’accumulo, perché uno strato di polvere isola la superficie e la fa scaldare di più;
- apparecchiature elettriche certificate per l’uso in atmosfera esplosiva;
- la messa a terra delle parti che possono accumulare cariche elettrostatiche;
- il divieto di fumare e di usare fiamme libere nelle zone a rischio.
Per la pulizia, l’OSHA raccomanda metodi che non sollevano nubi di polvere quando ci sono fonti di innesco, e di usare solo aspiratori approvati per la raccolta della polvere. Per gli accumuli di polvere di grano negli impianti di stoccaggio, la norma statunitense citata nella guida alla pulitura dei cereali fissa anche una soglia di spessore.
Quando si applica la direttiva ATEX?
Si applica ogni volta che in un luogo di lavoro può formarsi un’atmosfera esplosiva, dovuta a gas, vapori, nebbie o polveri combustibili. “ATEX” indica in pratica due direttive europee, come ricorda l’INAIL:
| Direttiva | A chi si rivolge | Cosa stabilisce | In Italia |
|---|---|---|---|
| 2014/34/UE (detta “di prodotto”) | Fabbricanti, importatori, distributori | Requisiti, categorie e marcatura degli apparecchi destinati ad atmosfere potenzialmente esplosive | Sostituisce la 94/9/CE dal 20 aprile 2016 |
| 1999/92/CE (detta “sociale”) | Datori di lavoro | Valutazione del rischio, classificazione in zone, scelta degli apparecchi per zona | Recepita nel Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 |
La prima riguarda chi costruisce e vende l’aspiratore, la seconda chi lo usa. Un aspiratore marcato ATEX è quindi conforme come prodotto, ma l’idoneità per un certo locale dipende dalla zona assegnata dal datore di lavoro.
Quali obblighi prevede la normativa italiana per le atmosfere esplosive?
Il Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 (articoli 287-297) mette in capo al datore di lavoro questi obblighi principali:
- Valutare i rischi di esplosione (art. 290), tenendo conto almeno di probabilità e durata delle atmosfere esplosive, probabilità che le fonti di accensione, comprese le scariche elettrostatiche, siano presenti e attive, caratteristiche di impianto, sostanze e processi, entità degli effetti prevedibili.
- Ripartire in zone le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive (art. 293), applicare le prescrizioni minime dell’allegato L e segnalare gli accessi dove serve.
- Redigere e tenere aggiornato il documento sulla protezione contro le esplosioni (art. 294). Il documento indica, fra l’altro, i luoghi classificati in zone e va compilato prima dell’inizio del lavoro. Fa parte del documento di valutazione dei rischi.
- Far verificare le installazioni elettriche nelle zone 0, 1, 20 e 21 secondo il DPR 462/2001 (art. 296).
L’allegato II della direttiva 1999/92/CE aggiunge un punto che riguarda da vicino gli aspiratori. Attrezzature e impianti si mettono in servizio solo se il documento sulla protezione contro le esplosioni dice che possono essere usati senza rischio in atmosfera esplosiva.
Quali sono le zone della classificazione ATEX?
Le zone sono sei: tre per gas, vapori e nebbie (0, 1, 2) e tre per le polveri combustibili (20, 21, 22). La ripartizione si basa sulla frequenza e sulla durata della presenza dell’atmosfera esplosiva. Le definizioni sono quelle dell’allegato I della direttiva 1999/92/CE, riprese nell’allegato XLIX del D.Lgs. 81/2008.
| Zona (polveri) | Definizione (direttiva 1999/92/CE, all. I) | Categoria di apparecchi ammessa (all. II, parte B) |
|---|---|---|
| 20 | Atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile presente in permanenza, per lunghi periodi o spesso | Categoria 1 |
| 21 | Formazione probabile, occasionalmente, durante le normali attività | Categoria 1 o 2 |
| 22 | Formazione non probabile durante le normali attività e, se avviene, solo di breve durata | Categoria 1, 2 o 3 |
Per “normali attività” la direttiva intende l’uso degli impianti entro i parametri di progetto.
Come si classificano le zone ATEX per scegliere l’aspiratore corretto?
Il punto di partenza è la classificazione dei luoghi fatta dal datore di lavoro. L’INAIL indica come norma di buona tecnica per le polveri la CEI EN 60079-10-2 (norma CEI 31-88, con la guida CEI 31-56). Una volta nota la zona del locale da pulire, la categoria minima dell’aspiratore discende dalla tabella qui sopra.
L’art. 290 chiede di valutare anche i luoghi collegati tramite aperture, come quelli dove si svuota il serbatoio o si cambiano i filtri.
Qual è la differenza tra aspiratori ATEX Zona 21 e Zona 22?
Cambia la categoria dell’apparecchio e quindi il livello di protezione. In zona 21 serve almeno un apparecchio di categoria 2 per polveri (2D). In zona 22 basta la categoria 3 (3D), ma sono ammesse anche la 2 e la 1.
Secondo l’allegato I della direttiva 2014/34/UE:
- la categoria 2 garantisce un livello di protezione elevato ed è destinata ad ambienti in cui è probabile che si formino atmosfere esplosive. Mantiene la protezione anche con le anomalie e i difetti di funzionamento di cui occorre abitualmente tener conto;
- la categoria 3 garantisce un livello di protezione normale ed è destinata ad ambienti in cui le atmosfere esplosive sono poco probabili e di breve durata. Garantisce la protezione a funzionamento normale.
Cambia anche il controllo sulla conformità. Per gli apparecchi elettrici di categoria 2 la direttiva prevede l’esame UE del tipo da parte di un organismo notificato. Per la categoria 3 basta il controllo interno della produzione da parte del fabbricante (art. 13). Un aspiratore 3D usato in zona 21 non è adeguato.
Come si valuta il rischio ATEX in un molino o panificio?
Con lo stesso percorso di qualsiasi altro luogo di lavoro, applicato ai punti dove la farina si disperde o si accumula. L’art. 290 indica gli elementi minimi: probabilità e durata delle nubi di polvere, possibili inneschi compresa l’elettricità statica, caratteristiche di impianti e processi, effetti prevedibili. I rischi vanno valutati complessivamente.
La valutazione è compito del datore di lavoro e dei suoi tecnici. Un fornitore di aspiratori può dare i dati della macchina, ma la zona non la stabilisce lui.
Quando è necessario un aspiratore certificato ATEX?
Quando l’aspiratore deve lavorare in un’area classificata come zona ATEX. Per le polveri combustibili la Guida tecnica INAIL 2026 distingue due casi:
- Aree non classificate ATEX: macchine classificate ACD secondo la norma IEC 60335-2-69:2021, allegato AA.
- Aree classificate ATEX: macchine marcate ATEX conformi alla direttiva 2014/34/UE, adatte alla zona d’uso. In zona 22 secondo le norme EN 17348 e/o IEC EN 62784; in zona 21 secondo la EN 17348.
L’INAIL ricorda che usare una norma armonizzata non è obbligatorio, ma dà la presunzione di conformità alla direttiva.
Qual è la differenza tra aspiratori ATEX e aspiratori ACD?
Entrambi raccolgono polveri combustibili ed evitano inneschi dentro il contenitore di raccolta. La differenza sta fuori dalla macchina. Secondo l’INAIL, l’aspiratore ACD lavora in aree non classificate, cioè senza rischio di esplosione all’esterno. L’aspiratore ATEX deve garantire l’assenza di sorgenti di innesco anche all’esterno del contenitore.
| Aspiratore ACD | Aspiratore ATEX | |
|---|---|---|
| Dove si usa | Aree non classificate ATEX | Zone 20, 21, 22 (secondo la categoria) |
| Riferimento | IEC 60335-2-69:2021, allegato AA | Direttiva 2014/34/UE; norme EN 17348, IEC EN 62784 |
| Costruzione indicata dall’INAIL | Filtri in materiale dissipativo, struttura messa a terra, motori a flusso passante non ammessi, filtrazione a due stadi con HEPA consigliata | Motore, interruttore, cavo e parti elettriche secondo EN IEC 60079-0 e 60079-31; girante, tubo, utensili e parti non metalliche secondo EN ISO 80079-36 e 80079-37 |
| Marcatura | Simbolo specifico ACD | Simbolo Ex, gruppo, categoria (1D, 2D, 3D), tipo di polvere e temperatura massima |
In entrambi i casi valgono anche i requisiti delle classi L, M o H.
Quali certificazioni deve avere un aspiratore industriale ATEX?
Deve avere la marcatura CE seguita dal marchio specifico di protezione dalle esplosioni (il simbolo Ex in un esagono) e dai simboli del gruppo e della categoria. L’allegato II della direttiva 2014/34/UE elenca le indicazioni minime della targhetta:
- nome e indirizzo del fabbricante;
- marcatura CE e, se interviene nel controllo della produzione, numero dell’organismo notificato;
- serie o tipo, numero di serie se esiste, anno di costruzione;
- simbolo Ex seguito dal gruppo e dalla categoria;
- la lettera D per le atmosfere dovute a polveri e/o la lettera G per gas, vapori e nebbie.
Per le polveri l’INAIL precisa che la marcatura identifica anche il tipo di polvere che la macchina può aspirare e la temperatura massima che può raggiungere. Sono dati da confrontare con le caratteristiche di esplosività della polvere da raccogliere. La marcatura va ripetuta su manuali, schede prodotto e dichiarazione di conformità. Ogni apparecchio va fornito con istruzioni per l’uso che riprendono la marcatura.
Quali certificazioni deve avere un aspiratore per Zona 22?
Almeno la marcatura per polveri di categoria 3, cioè II 3D, insieme alla marcatura CE e alla dichiarazione UE di conformità. Vanno bene anche apparecchi 2D o 1D. Prima dell’acquisto conviene chiedere la dichiarazione di conformità e verificare che il tipo di polvere e la temperatura massima indicati siano compatibili con la polvere del proprio impianto.
Le certificazioni nordamericane Classe e Divisione valgono come ATEX?
Sono un sistema diverso e la guida non le tratta come equivalenti. Negli Stati Uniti la norma OSHA 29 CFR 1910.307 classifica i luoghi pericolosi in classi: la Classe I per gas e vapori infiammabili, la Classe II per le polveri combustibili, la Classe III per le fibre. Ogni classe si divide in Divisione 1 e Divisione 2. Un aspiratore certificato “Classe II, Divisione 2” risponde a quel sistema. In Europa, per l’uso in una zona ATEX, contano la marcatura e la dichiarazione previste dalla direttiva 2014/34/UE.
Quali sono le classi di aspirazione delle polveri?
Sono tre: L, M e H. Le definisce la norma EN IEC 60335-2-69, allegato AA, armonizzata con la direttiva macchine. Le classi riguardano la pericolosità della polvere per la salute, misurata sul valore limite di esposizione professionale (OEL), e la capacità del filtro di trattenerla.
| Classe | Rischio | Polveri con valore limite di esposizione | Passaggio massimo di polvere attraverso il filtro | Cosa va certificato |
|---|---|---|---|---|
| L | Basso | Oltre 1 mg/m³ | Meno dell’1% | Materiale filtrante, oppure elemento filtrante, oppure macchina assemblata |
| M | Medio | Da 0,1 mg/m³ in su | Meno dello 0,1% | Materiale o elemento filtrante, più la macchina assemblata |
| H | Alto | Sotto 0,1 mg/m³, comprese polveri cancerogene e patogene | Meno dello 0,005% | Elemento filtrante e macchina assemblata; filtro HEPA testato singolarmente con numero di serie |
Fonte: Guida tecnica INAIL “Polveri pericolose” 2026, tabella 5, su allegato AA della EN IEC 60335-2-69.
La guida INAIL riporta anche le classi minime indicative per alcune polveri, tratte dalla guida di EUnited Cleaning del 2025:
| Polvere | Classe minima indicativa |
|---|---|
| Polvere di farina | H |
| Polvere di grano | L |
| Polvere di zucchero | L |
| Organismi patogeni (per esempio muffe) | H |
L’INAIL precisa che questa classificazione è puramente indicativa e non sostituisce la valutazione dei rischi. Le classi riguardano salute e filtrazione; il rischio di esplosione si gestisce con le macchine ACD o ATEX.
Cosa significa la classe M in un aspiratore?
Indica una macchina adatta a polveri a medio rischio, con valore limite di esposizione da 0,1 mg/m³ in su. Il filtro deve lasciar passare meno dello 0,1% della polvere. Va certificata l’efficienza del materiale o dell’elemento filtrante e anche quella della macchina intera.
Le macchine M e H hanno requisiti in più, secondo l’INAIL:
- svuotamento con il minimo rilascio di polvere, con sacchi di raccolta a perdere;
- chiusure che impediscono la fuoriuscita di polvere quando la macchina è ferma;
- filtro principale installabile o rimovibile solo con utensili;
- allarme visivo o acustico quando la velocità dell’aria nel tubo scende sotto i 20 m/s;
- istruzioni specifiche per sicurezza, manutenzione e sanificazione.
Quale aspiratore è adatto per polveri alimentari potenzialmente esplosive?
Un aspiratore con classe di polvere adeguata e, se l’area è classificata, con la marcatura ATEX della categoria giusta. Per la farina la classe minima indicativa riportata dall’INAIL è la H. In un’area non classificata la macchina deve essere ACD; in zona 22 almeno 3D; in zona 21 almeno 2D.
A questi requisiti di sicurezza si aggiungono quelli igienici del reparto. Il catalogo Goodway presenta il DV-3-SSH come aspiratore HEPA in acciaio inox per la lavorazione degli alimenti secchi, adatto a materiale fine come siero di latte, formaggio, farina, zucchero, tè e caffè. Ha tre motori, 485 m³/h di portata e un serbatoio estraibile in acciaio inox da 60,5 litri.
Come prevenire la contaminazione crociata durante l’aspirazione?
Con macchine facili da pulire, accessori dedicati per reparto e uno svuotamento che non disperde polvere. Gli elementi utili che si trovano nelle fonti consultate:
- struttura in acciaio inox, che la scheda IROM del DV-3-SSH indica come facile da tenere pulita;
- serbatoio di raccolta estraibile, da svuotare lontano dalla linea;
- sacchi di raccolta a perdere, richiesti dall’INAIL per le macchine M e H;
- spazzole e accessori codificati a colori, che Goodway propone per l’industria alimentare, da assegnare ciascuno a un reparto.
Le regole su pulizia e allergeni restano quelle del piano di autocontrollo.
Quale potenza e portata d’aria servono per il mio tipo di lavoro?
Dipende da cosa si aspira e da quanto è lungo il tubo. Due numeri descrivono un aspiratore meglio dei watt del motore: la portata d’aria (m³/h), che dice quanta aria muove e quindi quanto materiale leggero trascina, e la depressione (in mm di colonna d’acqua o in Pa), che dice con quanta forza solleva materiale pesante o lo tira su per tubi lunghi.
Come regola di lettura dei dati tecnici:
- per polveri fini e leggere su grandi superfici, come farina e polvere di grano, conta soprattutto la portata;
- per materiale pesante o umido, come granella, trucioli e liquidi, conta di più la depressione;
- con tubi lunghi o stretti le perdite di carico crescono, quindi servono riserve su entrambi i valori.
Goodway riporta la depressione come “sollevamento statico dell’acqua” in millimetri. Un millimetro di colonna d’acqua vale circa 9,81 Pa, quindi 1.676 mm corrispondono a circa 16,4 kPa.
Come scegliere tra aspiratore monofase, trifase e ad aria compressa?
In base alla corrente disponibile, alle ore di lavoro e al divieto di apparecchi elettrici in alcune aree. Nella gamma Goodway si trovano tutte e tre le soluzioni:
- Monofase: la maggior parte dei modelli carrellati. Diversi modelli nascono a 115-120 V per il mercato nordamericano, con versione a 230 V solo su alcuni (per esempio VAC-2 e VAC-2-HEPA nel catalogo Goodway). Per l’uso in Italia va confermata la versione a 230 V 50 Hz.
- Trifase: per il lavoro continuo. La scheda IROM del DV-SV indica un motore brushless per impieghi gravosi, a 230 V trifase.
- Ad aria compressa: aspiratori a effetto Venturi senza motore elettrico, come AV-1200 e i modelli DV-AV. Il catalogo Goodway li propone dove l’energia elettrica non è disponibile o non è ammessa. Richiedono una linea d’aria da almeno 12,7 mm di diametro interno e una portata del compressore adeguata.
Per esempio, secondo Goodway l’AV-1200 dà 212 m³/h e 4.318 mm di depressione a 6,2 bar, consumando fino a 85 m³/h d’aria compressa.
Quale filtro è adatto per polveri fini, liquidi o sostanze pericolose?
Il filtro si sceglie sulla classe di polvere e sul tipo di materiale. Nei modelli Goodway proposti da IROM i livelli di filtrazione sono questi, secondo il catalogo del costruttore:
- 15 micron (polipropilene e dacron) sugli aspiratori per solidi e liquidi VAC-2, VAC-3 e AV-1200;
- 3 micron a tasche, con HEPA da 0,3 micron sul DV-3-SSH e opzionale sul DV-E3;
- HEPA da 0,3 micron sul VAC-2-HEPA, al 99,97% secondo la scheda IROM;
- HEPA da 0,3 micron al 99,99% o 99,995% sui modelli a prova di esplosione, tranne il DV-AV-EP (tasca antistatica da 1 micron).
Per i liquidi servono macchine “a umido e secco” con chiusura automatica quando il serbatoio è pieno, come VAC-2 e VAC-3. Un filtro HEPA da solo non fa di una macchina un aspiratore di classe H: la classe richiede la certificazione della macchina assemblata, come visto sopra.
Quanto costa un aspiratore industriale per polveri alimentari o ATEX?
Il prezzo dipende dalla configurazione e va chiesto su preventivo: sulle schede IROM degli aspiratori Goodway non è pubblicato. Fra i fattori che lo determinano:
- certificazione: un apparecchio elettrico ATEX di categoria 2 passa per l’esame UE del tipo di un organismo notificato, la categoria 3 no;
- alimentazione: elettrica monofase, trifase o ad aria compressa;
- filtrazione: filtri standard, HEPA, classe H certificata;
- materiali e capacità: acciaio inox o fusti verniciati, serbatoi da pochi litri a oltre 200;
- accessori: kit con tubi e strumenti dissipativi o in fibra di carbonio, che Goodway vende a parte.
Le offerte si confrontano a parità di zona, categoria, classe di polvere e accessori.
Cosa offre IROM
IROM Italia distribuisce gli aspiratori industriali del costruttore statunitense Goodway. La categoria aspiratori industriali del sito comprende 18 schede di aspiratori. I dati qui sotto vengono dal catalogo Goodway in italiano (gennaio 2023), scaricabile dalle schede; dove il catalogo non riporta il modello, dalla scheda IROM.
Aspiratori a prova di esplosione
Per l’uso in una zona ATEX chiedi a IROM la dichiarazione UE di conformità del modello e verifica sulla targhetta la marcatura Ex con gruppo, categoria e lettera D. Le certificazioni nordamericane per luoghi pericolosi (Classe e Divisione) seguono un altro sistema.
| Modello | Alimentazione | Portata d’aria | Depressione | Capacità a secco | Filtrazione | Note dalla scheda IROM |
|---|---|---|---|---|---|---|
| VAC-EX-120-9-SS | Elettrica, 115 V 60 Hz | 170 m³/h | 2.413 mm | 34 l | HEPA 0,3 µm | Classe II, Divisione 2, gruppi F e G; solo secco |
| VAC-EX-120-25SS | Elettrica, 120 V 60 Hz | 225 m³/h | 1.778 mm | 60,5 l (64,3 l liquidi) | HEPA 99,995% a 0,3 µm | Filtro HEPA antideflagrante; secco e umido |
| DV-AV-9-EX | Aria compressa, 3,5-6,2 bar | 212 m³/h | 4.064 mm | 34 l | Tasca antistatica 1 µm e HEPA 0,3 µm | Classe I e II, Divisione 2; TÜV, CE |
| DV-AV-EP | Aria compressa, 3,4-6,2 bar | 212 m³/h | 4.064 mm | 56,8 l | Tasca antistatica 1 µm | Classe I e II, Divisione 2; TÜV, CE |
| VAC-EX-AV-25SS | Aria compressa, 5,5 bar | 187 m³/h | 4.572 mm | 60,5 l (64,4 l liquidi) | HEPA 99,995% a 0,3 µm | Cavo di messa a terra; secco e umido |
Aspiratori per polveri, solidi e liquidi
- DV-3-SSH: HEPA in acciaio inox per alimenti secchi, 485 m³/h, 2.057 mm, 60,5 litri, filtro a tasche da 3 µm più HEPA da 0,3 µm.
- DV-E3: tre motori, 230 V, 600 m³/h, 2.286 mm, serbatoio da 102,2 litri, secco e umido; HEPA opzionale.
- VAC-2 e VAC-3: solidi e liquidi, due o tre motori, 306 e 416 m³/h, serbatoio inox da 56,7 litri o fusti da 113,5 e 208 litri.
- VAC-2-HEPA: versione con filtro HEPA da 0,3 µm al 99,97% e spia di cambio filtro, 255 m³/h.
- AV-1200-15SS: ad aria compressa, senza parti in movimento, 212 m³/h a 6,2 bar.
- DV-SV: motore brushless per uso continuo, fissabile per l’uso stazionario.
- BPV-125 e BPV-125H: a zaino, 3,3 litri, 65 dBA; la versione H con HEPA, la versione WK a parete.
- DV-CM7.5-TILT: per refrigeranti e trucioli delle macchine utensili, serbatoio da 450 litri.
Per la fuliggine delle caldaie IROM propone il GTC-540SS e il SAM-3; la pulizia dei tubi è trattata nella guida alla pulizia dei tubi degli scambiatori. L’intera gamma del costruttore è nella pagina Goodway. Sulle macchine è disponibile l’assistenza tecnica IROM.
Per scegliere il modello giusto conviene arrivare con la zona del locale, il tipo di polvere e la tensione disponibile. Con questi dati contatta IROM per un preventivo.
Domande frequenti
La Guida tecnica INAIL 2026 ne elenca sei tipi: aspirapolvere mobili professionali e industriali, depolveratori mobili collegati agli utensili, impianti centralizzati di pulizia ed estrattori di processo, estrattori mobili per il trattamento dell’aria, impianti centralizzati per il trattamento dell’aria, trasportatori pneumatici. Gli aspiratori mobili servono a togliere strati e accumuli di polvere dalle superfici. Gli impianti centralizzati hanno un’unità di aspirazione fissa, all’esterno o in un locale tecnico, e bocchette nei reparti.
La direttiva 2014/34/UE si applica agli apparecchi e ai sistemi di protezione destinati ad atmosfere potenzialmente esplosive, ai dispositivi di sicurezza necessari al loro funzionamento e ai loro componenti. Un aspiratore per zona ATEX rientra fra gli apparecchi, perché ha sorgenti di innesco proprie, come motore e parti elettriche.
I watt del motore dicono poco. Per confrontare due aspiratori servono la portata d’aria in m³/h e la depressione in mm di colonna d’acqua o in Pa, misurate nelle stesse condizioni. Per polveri leggere su superfici ampie conta di più la portata, per materiale pesante, liquidi e tubi lunghi la depressione.
È la depressione massima che l’aspiratore crea, cioè la differenza di pressione rispetto all’ambiente. 8.000 Pa corrispondono a circa 816 mm di colonna d’acqua, 80 millibar. Per confronto, il catalogo Goodway indica per il VAC-2 un sollevamento statico di 1.676 mm, circa 16,4 kPa.
“Antideflagrante” e “a prova di esplosione” sono termini commerciali usati in modo ampio. Per usare un aspiratore in una zona ATEX in Europa contano la marcatura CE con il simbolo Ex, il gruppo, la categoria e la dichiarazione UE di conformità secondo la direttiva 2014/34/UE. Davanti a un prodotto descritto come antideflagrante va chiesta questa documentazione.
Solo se ha la marcatura e la documentazione adatte alla zona e se è in buono stato. La direttiva 1999/92/CE ammette in servizio attrezzature in area a rischio solo se il documento sulla protezione contro le esplosioni conclude che possono essere usate senza rischio. Per un usato servono quindi targhetta leggibile, istruzioni e dichiarazione di conformità, più una verifica dello stato di filtri, guarnizioni e messa a terra.
Almeno una volta l’anno. La Guida tecnica INAIL 2026 riporta che, secondo la norma IEC 60335-2-69, il produttore o una persona qualificata deve fare un controllo tecnico annuale. Sulle macchine di classe H va provata ogni anno anche l’efficienza di filtrazione; se la prova fallisce, si monta un nuovo filtro di sicurezza già testato.
In sintesi
Farina, zucchero e polvere di grano sono combustibili: in nube, con un innesco e in un ambiente chiuso possono esplodere. Per questo la pulizia con un aspiratore adatto fa parte della prevenzione.
La classe L, M o H si sceglie sulla pericolosità per la salute. La versione ACD o ATEX si sceglie sulla zona stabilita dal datore di lavoro: in zona 22 almeno 3D, in zona 21 almeno 2D. Prima dell’acquisto vanno verificate targhetta, dichiarazione di conformità e tensione.
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